Boosta ci racconta il suo nuovo setup live con i Subsonica - TERRE RARE 96-26 Tour
A partire dalla sessione estiva del tour "TERRE RARE 96-26" dei Subsonica, il setup di Boosta è stato profondamente rinnovato, con strumenti scelti per migliorare qualità sonora e affidabilità, mantenendo l’impostazione scenica e l’ergonomia della sua caratteristica postazione live. Abbiamo incontrato Davide “Boosta” Dileo, fondatore e tastierista dei Subsonica, durante la data di Ancona, dove sul palco ci ha parlato del suono rig composto da tastiere Arturia, Novation e Sequential.
Boosta presenta il nuovo setup live dei Subsonica ad Algam EKO
Nel video (riprese a cura di Gianfilippo Fancello, montaggio Pietro Galvani), il Marketing Manager Algam EKO, Federico Simonazzi ci accompagna insieme nella sua postazione riservata a Davide sul palco dei Subsonica, per scoprire strumenti, scelte tecniche e soluzioni adottate in uno show nel quale elettronica, sintetizzatori, pianoforti, controller e software sono da sempre elementi fondamentali del linguaggio sonoro della band.
Il cuore della nuova configurazione ruota oggi intorno ad Arturia, Novation e Sequential, marchi distribuiti in Italia dalla Algam EKO, che in modi differenti fanno già parte da tempo dell'universo creativo di Boosta e dei Subsonica. Ma il cambiamento non si limita alla sostituzione di alcune macchine con strumenti più recenti. Uno degli aspetti emersi con maggiore evidenza durante il tour è stato infatti il miglioramento della qualità sonora complessiva del setup. Fonici e tecnici che lavorano allo show sono rimasti particolarmente impressionati dalla presenza, dalla qualità e dalla pasta sonora di Arturia AstroLab 88 e Sequential Pro 3.
Un risultato particolarmente importante in un contesto come quello dei Subsonica, dove le tastiere non devono semplicemente essere udibili, ma trovare il proprio spazio all'interno di un mix live molto articolato, caratterizzato da una forte componente elettronica, basso, chitarre, batteria, sequenze e voce.
Un setup costruito intorno alla performance
Da sempre la postazione di Boosta non è certamente quella classica di un tastierista tradizionale. Gli strumenti vengono distribuiti intorno al musicista, installati su più livelli e spesso utilizzati con inclinazioni importanti. Una configurazione diventata negli anni parte integrante anche della dimensione visiva e fisica della performance dei Subsonica. Davide si muove continuamente tra le differenti tastiere e la scelta di ogni strumento deve quindi tenere conto non soltanto del suono, ma anche della risposta della meccanica, delle dimensioni dei tasti, della disposizione dei controlli e della capacità di funzionare correttamente anche in condizioni di utilizzo tutt'altro che convenzionali.
Nel setup rimane anche una vecchia macchina analogica degli anni Settanta, testimonianza di quel rapporto con gli strumenti storici che ha sempre caratterizzato il lavoro di Boosta. Il resto della postazione è stata però profondamente rinnovata. E uno degli inserimenti più significativi è quello di Arturia AstroLab 88.
Arturia AstroLab 88: i suoni del plug-in Arturia direttamente sul palco
Boosta la definisce nel video "la più grande gioia di questo tour". L'esigenza iniziale era apparentemente semplice: avere finalmente a disposizione una tastiera a 88 tasti capace di gestire in particolare alcuni suoni pianistici fondamentali del repertorio, tra cui un pianoforte verticale e un pianoforte a coda, mantenendo allo stesso tempo la possibilità di intervenire sul suono prima dell'invio alla successiva catena analogica di effetti.
AstroLab 88 rappresenta però molto più di uno stage piano. La piattaforma AstroLab è infatti stata progettata da Arturia per trasferire sul palco l'ecosistema dei propri strumenti virtuali attraverso un hardware autonomo, indipendente dal computer, che consenta al musicista di utilizzare migliaia di suoni durante la propria performance. Il modello a 88 tasti integra 11 motori sonori e oltre 1.800 preset, con un ecosistema espandibile attraverso le librerie Arturia. I motori coprono tecniche differenti, tra cui virtual analog, sampling, wavetable, FM, granulare, physical modeling, sintesi vettoriale, armonica, phase distortion, Karplus e vocoder.
È precisamente questa caratteristica a renderla particolarmente interessante nel setup dei Subsonica: Boosta può riportare sul palco suoni e timbriche provenienti dall'universo software Arturia senza dover necessariamente costruire ogni parte della performance intorno a un computer.
Una meccanica perfetta per come suona Boosta
Nel suo caso esiste poi un requisito molto particolare. Arturia AstroLab 88 è posizionata con una forte inclinazione, caratteristica della postazione live di Boosta. Una condizione che può mettere alla prova la meccanica di una tastiera pesata, perché la gravità interviene sul movimento e sul ritorno dei tasti in modo diverso rispetto a una normale installazione orizzontale. AstroLab 88 utilizza una Fatar TP-40L hammer-action a 88 tasti con triplo sensore e aftertouch, progettata per fornire una risposta pianistica e un controllo dinamico accurato.
Ed è un dettaglio che Davide sottolinea direttamente nell'intervista: nonostante la posizione tutt'altro che convenzionale, la risposta della tastiera si è dimostrata pienamente adeguata alle esigenze dello show. In più, la sezione effetti comprende ben 17 effetti insert, oltre a Delay e Reverb dedicati. Preset, playlist e repertorio possono essere organizzati attraverso Analog Lab Pro e AstroLab Connect, costruendo una continuità fra preparazione del suono in studio e l'utilizzo sul palco. Nel caso di Boosta, la possibilità di effettuare anche interventi sul processing direttamente all'interno dello strumento è particolarmente utile.
Un salto di qualità percepito anche dalla regia audio
Il risultato è stato evidente non soltanto per chi suona. Fin dalle prime date, fonici e tecnici del tour sono rimasti positivamente impressionati dalla qualità, dalla presenza e dalla pasta sonora di AstroLab, evidenziando una maggiore solidità e definizione delle parti rispetto alla configurazione precedente. In un live complesso come quello dei Subsonica è un parametro fondamentale: un pianoforte o un suono di tastiera possono essere eccellenti se ascoltati isolatamente, ma devono contemporaneamente mantenere carattere, intelligibilità e presenza una volta inseriti nel mix dell'intera band. Ed è proprio sotto questo aspetto che Arturia AstroLab 88 ha rappresentato uno dei più evidenti salti qualitativi del nuovo setup.
Scopri Arturia AstroLab 88: clicca qui
Arturia KeyLab mk3: MainStage diventa parte dello strumento
Se AstroLab consente di portare sul palco una parte importante dell'universo sonoro Arturia direttamente all'interno di una tastiera, le Arturia KeyLab 61 MK3 hanno un ruolo differente all'interno della postazione: diventano il punto di contatto fisico con il sistema software. Davide utilizza da anni i controller Arturia in contesti molto differenti, tanto con i Subsonica quanto nei propri progetti personali e nel lavoro solista legato al pianoforte. Nell'intervista sottolinea in particolare un aspetto estremamente personale: il "feeling della tastiera". Boosta apprezza la corsa e la risposta dell'action delle KeyLab, che trova particolarmente adatte al proprio modo di suonare e alle esigenze di una performance nella quale il passaggio da uno strumento all'altro deve essere immediato.
Arturia KeyLab 61 MK3: controller premium per studio e palco
La serie KeyLab mk3 rappresenta la gamma di master keyboard MIDI più evoluta del catalogo Arturia ed è disponibile nei formati 49, 61 e 88 tasti. I modelli 49 e 61 utilizzano tastiere semi-pesate con velocity e aftertouch, mentre KeyLab 88 MK3 adotta una meccanica Fatar TP/110 hammer-action. Per quanto riguarda la dotazione di controlli fisici, la serie offre display a colori da 3,5", 9 encoder e 9 fader touch-sensitive e 12 pad RGB sensibili a velocity e pressione organizzati su quattro banchi. MIDI DIN In/Out, USB-C e gli ingressi per sustain, expression e pedale ausiliario consentono inoltre di inserire KeyLab mk3 all'interno di sistemi complessi nei quali convivono DAW computer based e hardware.
L'integrazione con Apple MainStage
Nel setup di Boosta assume particolare importanza la recente evoluzione dell'integrazione con Apple MainStage, software che utilizza da anni per le proprie performance. Con il Firmware Update 1.5, Arturia ha migliorato in modo significativo la comunicazione tra queste Master keyboard e MainStage. Il controller può visualizzare direttamente sul proprio display le informazioni relative alle patch e permette una navigazione più immediata tra i preset e le principali funzioni, con l'obiettivo di ridurre la necessità di rivolgere continuamente l'attenzione al monitor del computer durante la performance. In uno show come quello dei Subsonica questo tipo di integrazione non è un semplice elemento di comodità. Meno interazione visiva con il computer significa maggiore concentrazione sulla performance e sugli strumenti fisici, condizione fondamentale in una postazione dinamica e distribuita su più tastiere come questa.
Per info/acquisto Arturia KeyLab 61 mk3: clicca qui
Scopri di più sul Firmware Update 1.5 (integrazione MainStage) clicca qui
Novation Launchkey 25 MK4: due ottave, ma rigorosamente full-size
Nel nuovo setup c'era poi bisogno di un paio di tastiere compatte a due ottave. La scelta è caduta sulla Novation Launchkey 25 MK4, e nel video Boosta spiega con estrema chiarezza il motivo principale: è una tastiera a 25 note che utilizza tasti di dimensioni standard. Può sembrare un dettaglio, ma nel suo caso è una caratteristica determinante. La performance dei Subsonica è estremamente movimentata e le tastiere vengono utilizzate in posizioni differenti, spesso mentre Davide si sposta velocemente da una macchina all'altra. In queste condizioni una tastiera dal tasto mini sarebbe molto difficile da gestire. Come dice Boosta, essere bravi non basta: con un tasto troppo piccolo si finisce letteralmente per "lottare per prenderlo”.
Launchkey 25 MK4: compatta ma con tastiera standard
Novation Launchkey 25 MK4 utilizza 25 tasti full-size synth-action, abbinati a un display OLED, 16 pad RGB con tecnologia FSR sensibili alla velocity e all'aftertouch polifonico, 8 encoder a 360° e wheel dedicate a Pitch Bend e Modulation. Integra inoltre funzioni creative dedicate come Scale, Chord e Arpeggiator, controlli di trasporto e gestione dei software DAW. La connessione USB-C è affiancata da MIDI Out DIN a cinque poli e ingresso jack da 1/4" per pedale sustain. La serie Launchkey MK4 (clicca qui per info) è progettata per un'integrazione diretta con software quali Ableton Live, Logic, Cubase, Reason, Reaper, FL Studio e Ardour, consentendo il controllo di trasporto, navigazione, mix, strumenti, effetti e clip direttamente dall'hardware. Nel rig di Boosta, però, alla lista delle funzioni si aggiunge un requisito forse ancora più importante: la robustezza.
Affidabilità on-the-road: quando una tastiera deve SEMPRE funzionare
È uno dei concetti che ricorrono maggiormente durante l'intervista. Il setup dei Subsonica viene smontato, caricato sui mezzi, trasportato, scaricato e nuovamente installato praticamente ogni giorno. A questo si aggiungono vibrazioni, movimentazione e le elevate temperature tipiche dei festival estivi. In queste condizioni l'affidabilità smette di essere una specifica secondaria. Boosta ricorda di aver utilizzato moltissime tastiere nel corso degli anni e di essersi trovato spesso nella condizione di dover prevedere "backup dei backup", pur potendo contare su una squadra tecnica estremamente preparata e in grado di intervenire rapidamente in caso di problemi.
Scopri di più sulla Novation Launchkey 25 MK4: clicca qui
Con il nuovo rig l'esperienza è stata differente.
Launchkey e gli altri strumenti della configurazione hanno affrontato trasporti, montaggi e temperature elevate senza creare problemi durante il tour. Per un musicista professionista questo valore può diventare persino più importante di una singola funzione. Perché, come sintetizza perfettamente Boosta: "Un concerto lo inizi e comunque lo devi portare a casa."
Sequential Pro 3: il nuovo "monofonico" nel cuore del suono Subsonica
Una delle esigenze più specifiche del nuovo rig riguardava la sostituzione del precedente sintetizzatore monofonico. Boosta cercava una macchina moderna, affidabile, ma capace di mantenere il feel analogico e quella consistenza sonora necessaria per alcune delle parti più aggressive e caratterizzanti del repertorio Subsonica. La scelta è caduta sul Sequential Pro 3 (clicca qui per info).
E il risultato è andato evidentemente oltre le aspettative. Boosta racconta di esserne entusiasta e lo definisce ormai uno dei propri sintetizzatori preferiti. Con due VCO analogici, wavetable e tre filtri, il Pro 3 è un sintetizzatore ibrido monofonico/parafonico a tre voci. L'architettura combina due VCO analogici con un terzo oscillatore digitale wavetable. Quest'ultimo mette a disposizione wavetable factory e user, mentre i due VCO offrono forme d'onda continuamente variabili.
Scopri di più sul synth Sequential Pro 3: clicca qui
Uno dei suoi elementi più distintivi è la presenza di tre differenti filtri analogici selezionabili, che ampliano sensibilmente la tavolozza timbrica dello strumento. Questa architettura permette di passare da timbriche analogiche tradizionali a sonorità più articolate, aggressive o sperimentali, mantenendo allo stesso tempo quella densità che Boosta descrive nel video utilizzando due termini estremamente efficaci: “huge” e “fat”. Una macchina progettata per essere suonata. Il Pro 3 utilizza una tastiera Fatar Premium a 37 tasti full-size semi-pesati, sensibili a velocity e aftertouch ed offre ben 59 controlli rotativi e oltre 70 pulsanti, una scelta progettuale che rende una grande quantità di funzioni direttamente raggiungibili senza ricorrere continuamente a menu e sottomenù. È un'impostazione particolarmente coerente con l'utilizzo live di Boosta, dove un sintetizzatore deve essere innanzitutto uno strumento fisico da suonare e manipolare.
Da Radio Mogadiscio a Ghibli: il synth Sequential Pro 3 attraversa tutti i trent'anni della storia dei Subsonica. L'aspetto più interessante è forse la rapidità con cui il Pro 3 è riuscito a inserirsi nell'identità sonora dei Subsonica. Boosta lo utilizza ormai in numerose parti solistiche e cita nel video alcuni esempi precisi. C'è il solo centrale di Radio Mogadiscio, l'assolo conclusivo de Il Diluvio e il riff mononota di Ghibli, volutamente caratterizzato da un'impronta molto anni Novanta, con quell'aggressività elettronica che Boosta associa nel racconto all'estetica dei Prodigy.
Il Sequential Pro 3 si trova quindi a lavorare contemporaneamente su materiale storico e recente. Ed è proprio questa capacità di inserirsi nella tavolozza sonora dei Subsonica senza risultare estraneo a nessuna delle diverse epoche della band che ne ha fatto rapidamente uno degli strumenti centrali del nuovo setup. Una pasta sonora che arriva fino al banco del fonico. Come AstroLab 88, anche il Sequential Pro 3 ha prodotto un'impressione immediata sul team tecnico. I fonici ne hanno apprezzato in particolare pasta sonora, presenza, corpo e capacità di emergere nel mix, caratteristiche diventate chiaramente percepibili durante lo show.
Non si tratta quindi soltanto della soddisfazione del musicista che lo suona. Il passaggio al Pro 3 ha contribuito concretamente al salto qualitativo del nuovo rig, portando alle parti sintetiche maggiore autorevolezza e una presenza capace di inserirsi con naturalezza nel mix senza perdere carattere. Per una band nella quale il sintetizzatore non svolge un ruolo ornamentale ma rappresenta da sempre uno degli elementi fondamentali dell'identità sonora, è probabilmente uno dei risultati più importanti ottenuti con il nuovo setup.
Scopri di più sul synth Sequential Pro 3: clicca qui
Shure SM58: un classico, robusto e affidabile
Nel setup trovano spazio anche una paio microfoni iconici, distribuiti dalla Algam EKO. Boosta cita innanzitutto lo Shure SM58, definendolo semplicemente un “grande classicone che non abbandoniamo mai”. Ed è difficile trovare una descrizione più efficace, perché l'SM58 è un microfono dinamico con diagramma polare cardioide e risposta in frequenza da 50 Hz a 15 kHz, modellata specificamente per la voce. Il range medio è ottimizzato per favorire presenza e intelligibilità, mentre l'attenuazione delle basse frequenze aiuta a controllare l'effetto di prossimità.
Il diagramma cardioide permette di concentrarsi sulla sorgente principale riducendo la ripresa proveniente da altre direzioni, aspetto particolarmente importante su un palco con livelli elevati e numerose sorgenti contemporanee. La capsula utilizza inoltre un sistema pneumatico antivibrazioni ed è protetta dalla caratteristica griglia in acciaio. Ancora una volta torna quindi un concetto centrale dell'intero articolo: affidabilità. SM58 è rimasto uno standard professionale proprio perché unisce caratteristiche sonore funzionali al live a una costruzione pensata per sopportare utilizzi estremamente intensi.
Per info/acquisto dello Shure SM58: clicca qui
Shure SM57: uno standard sul palco e con il vocoder
Accanto all'SM58 troviamo un altro grande classico Shure: SM57. Anche in questo caso si tratta di un microfono dinamico cardioide, ma la sua risposta e la sua costruzione lo hanno reso uno degli strumenti più utilizzati al mondo per la ripresa di sorgenti strumentali. La risposta in frequenza si estende da 40 Hz a 15 kHz e il leggero incremento nella zona medio-alta contribuisce alla presenza della sorgente. Il diagramma cardioide aiuta invece a ridurre la ripresa degli strumenti e del rumore circostante, caratteristica preziosa nel microfonaggio ravvicinato di un palco. Nello specifico, Davide lo utilizza con il Vocoder. Sapete quale Vocoder? Il plug-in TAL!!!
Scopri di più sullo Shure SM57 e la sua storia: clicca qui
Hardware moderno e strumenti storici
Verso la fine dell'intervista, Boosta tocca un tema particolarmente interessante per chi conosce la storia sonora dei Subsonica. Arturia e Sequential non sono entrate nell'universo della band con questo tour. Boosta sottolinea come entrambi i marchi facciano da tempo parte anche del lavoro di produzione e della realizzazione dei dischi. Nel corso degli anni i Subsonica hanno inoltre utilizzato numerosi sintetizzatori e strumenti vintage originali, macchine che hanno contribuito concretamente alla definizione di una determinata estetica sonora.
Esiste però una differenza sostanziale tra utilizzare una macchina storica in studio e portarla in tournée. Uno strumento vintage deve affrontare spostamenti continui, vibrazioni, montaggi e smontaggi, sbalzi di temperatura e condizioni ambientali che possono mettere in difficoltà elettronica e componentistica con decenni di vita alle spalle. E qui la tecnologia moderna assume un valore differente. L'obiettivo non è cancellare la storia o sostituire il vintage per principio, ma poter conservare una determinata identità sonora attraverso strumenti più adatti al touring, lasciando le macchine storiche, come dice Boosta, più “coccolate” all'interno dello studio.
Nel caso di Arturia, a tutto questo si aggiunge una vasta piattaforma software dedicata anche alla riproduzione e reinterpretazione di strumenti che hanno fatto la storia della sintesi: un patrimonio sonoro che può quindi continuare a entrare nella musica dei Subsonica attraverso una struttura hardware e software contemporanea.
Il vero requisito professionale? Arrivare alla fine del concerto
A questo punto diventa evidente come il nuovo setup sia stato progettato seguendo diversi criteri contemporaneamente. La qualità del suono, certamente. La suonabilità, perché una tastiera utilizzata da Boosta deve rispondere correttamente anche in una posizione insolita e durante una performance molto fisica. L'integrazione, perché hardware e software devono dialogare senza costringere il musicista a interrompere continuamente il flusso esecutivo. E infine l'affidabilità.
È forse proprio quest'ultima la caratteristica che separa più chiaramente un ottimo strumento da uno strumento realmente adatto al touring professionale. Come ricorda Boosta nell'intervista, un musicista può avere a disposizione un team tecnico eccezionale e tutti i backup necessari. Ma nel momento in cui sale sul palco, ciò che conta davvero è potersi concentrare sul concerto. “Un concerto lo inizi e comunque lo devi portare a casa.” Dopo numerose date, trasporti quotidiani e un'estate caratterizzata anche da temperature particolarmente elevate, il nuovo setup si è dimostrato all'altezza di questa esigenza. E per Boosta, che negli anni ha visto passare moltissime tastiere e sintetizzatori dalla propria postazione, è tutt'altro che un dettaglio.
Arturia e Sequential: una storia che precede il nuovo tour
Il legame è anche più profondo di quanto possa suggerire il nuovo rig. Boosta racconta infatti di essere “sequenzialista da tempo immemore” e ricorda come gli strumenti Sequential abbiano accompagnato il lavoro dei Subsonica ben prima di questa configurazione live. Lo stesso vale per Arturia, entrata da molti anni nei processi creativi, nella produzione dei dischi e successivamente nei sistemi utilizzati sul palco. È quindi interessante osservare come nel nuovo setup hardware e software abbiano finito per ricongiungere due aspetti differenti della storia della band: da una parte il rapporto con i sintetizzatori analogici e le macchine fisiche, dall'altra la progressiva integrazione del computer e dei virtual instrument nella produzione e nella performance. AstroLab, KeyLab e Pro 3 rappresentano tre modi differenti di affrontare questa relazione. AstroLab trasferisce una vasta piattaforma software dentro uno strumento autonomo. KeyLab rende il software fisicamente controllabile e sempre più integrato nella performance. Pro 3 mantiene invece un rapporto estremamente diretto con la sintesi hardware, combinando circuitazione analogica, oscillatore digitale e un'interfaccia ricca di controlli fisici. Tre approcci differenti che convivono oggi nella stessa postazione.
Dal palco al nuovo studio di Boosta a Torino
L'incontro di Ancona si conclude guardando al prossimo progetto. Boosta sta infatti completando il proprio nuovo studio a Torino, uno spazio che nasce prima di tutto come ambiente nel quale continuare a fare e produrre musica, ma con una destinazione più ampia. L'idea è quella di poter accogliere anche piccoli concerti e sessioni di ascolto, creando occasioni nelle quali dedicare alla musica un'attenzione differente rispetto alla fruizione quotidiana. Uno spazio quindi non semplicemente chiuso intorno all'attività di produzione, ma potenzialmente aperto all'incontro tra musicisti e pubblico. Algam EKO sta collaborando anche allo sviluppo di questo progetto e Boosta cita nell'intervista il nuovo sistema HK Audio Lunar installato nello studio.
Scopri di più sulla serie Lunar by HK Audio: clicca qui
HK Audio Lunar: il sistema di ascolto per il nuovo spazio di Boosta
La serie HK Audio Lunar comprende tre diffusori attivi: <meta charset="UTF-8">Lunar 110 XA, Lunar 112 XA e Lunar 115 XA. Questi diffusori sono costruiti all'interno di cabinet in legno, con amplificazione in classe D da 1200 W di picco e DSP interno. Tutti i modelli dispongono inoltre di Bluetooth 5.4 e True Wireless Stereo. Il DSP lavora a 32 bit/48 kHz e integra elaborazioni quali crossover, equalizzazione, allineamento temporale e limiter, insieme a filtri FIR. Sono inoltre disponibili preset dedicati ai diversi contesti di utilizzo e all'abbinamento con i subwoofer HK Audio Portable Sub. Lunar nasce con una filosofia orientata a coniugare qualità sonora e immediatezza operativa, caratteristiche particolarmente interessanti per uno spazio ibrido come quello immaginato da Boosta: studio, ambiente di ascolto e luogo destinato anche a piccole performance.
Scopri di più sulla serie Lunar by HK Audio: clicca qui
Prossima tappa: lo studio di Boosta
Il nuovo studio torinese sarà infatti protagonista di un prossimo video Algam EKO. Uno spazio nato per creare musica ma pensato anche per ospitare persone, performance e momenti di ascolto più consapevole. L'inaugurazione è prevista nell'autunno 2026, una volta completati gli ultimi lavori. O, per essere più precisi, una volta installato ciò che Boosta considera scherzosamente la seconda cosa più importante dopo ascoltare musica: il bar. Sarà quindi l'occasione per tornare a Torino, entrare nel nuovo studio e scoprire un setup costruito secondo esigenze molto differenti rispetto a quelle del tour.
Quello di Ancona racconta infatti strumenti progettati per viaggiare, essere montati ogni giorno e affrontare un concerto sera dopo sera. Il prossimo racconterà invece gli strumenti scelti per creare, registrare, suonare e ascoltare musica. Due contesti diversi, uniti dallo stesso approccio alla tecnologia. E da un rapporto che Boosta sintetizza perfettamente alla fine dell'intervista: “Siamo veramente una bella famiglia.”
