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Il mondo della musica si incontra a Roma nella sede dell'Università LUISS

Sviluppo, imprese e occupazione al centro del confronto tra Università Luiss, Confindustria Brindisi e protagonisti del settore musicale

I protagonisti della musica in Italia si sono incontrati a Roma lo scorso 7 Maggio in un confronto organizzato dall'Università LUISS e da Confindustria Brindisi, dal titolo “L'economia della Musica”.

Qualificati e variegati gli interventi dei partecipanti, che si sono soffermati non solo sul valore culturale, sociale e artistico di questa disciplina, ma su quanto la musica rappresenti un comparto che, lungo tutta la filiera, contempli gli interessi economici di un intero paese, che così mantiene in vita un'industria culturale per cui l'Italia  è da sempre nota nel mondo.

Il confronto ha riunito la direttrice generale della Università Luiss, Rita Carisano, il presidente di Confindustria Brindisi, Giuseppe Danese, il direttore di Confindustria Brindisi, Angelo Guarini, il presidente di Dismamusica, Raffaele Volpe, il vicepresidente vicario di Dismamusica e AD Algam EKO, Stelvio Lorenzetti, il CEO di FIMI, Enzo Mazza, Francesco Maria Spanò, Luca Pirolo e Boosta, pseudonimo di Davide Dileo, tastierista, compositore, scrittore, co-fondatore e tastierista dei Subsonica. A completare il quadro, il video-saluto inviato da Mogol.

Rita Carisano, direttrice generale della Università Luiss, ha aperto i lavori richiamando il valore di un incontro dedicato a un tema che, nel contesto italiano, assume un significato particolare perché intreccia cultura, identità e sistema produttivo.

«L’Italia è una nazione in cui la musica è parte integrante del nostro patrimonio, un linguaggio universale che attraversa i secoli, dall’opera lirica che ha reso il nostro Paese celebre nel mondo fino alle più recenti evoluzioni della musica contemporanea e dell’industria creativa», ha sottolineato Rita Carisano.

La direttrice generale della Università Luiss ha ricordato come, a livello globale, l’industria musicale superi i 30 miliardi di dollari di ricavi annui, con una crescita trainata dallo streaming e dalle piattaforme digitali.

Francesco Maria Spanò ha ricordato come siamo abituati a vivere la musica come accompagnamento, colonna sonora delle giornate, spazio di emozione e memoria. Ma la musica è molto di più: è luogo in cui si formano linguaggi, si costruiscono appartenenze, si negoziano identità.

Il suo intervento ha spostato l’analisi dal solo piano economico a quello simbolico. La musica, in questa prospettiva, è uno dei dispositivi più potenti di produzione di senso. Attraversa generazioni, territori, comunità e piattaforme. Cambia con i linguaggi, ma conserva la capacità di orientare immaginari collettivi.

Francesco Maria Spanò ha richiamato la tradizione della canzone italiana, citando Francesco De Gregori, Giorgio Gaber, Franco Battiato e Ivano Fossati, per evidenziare come la musica abbia spesso saputo anticipare o accompagnare cambiamenti profondi nella società italiana.

Nel suo saluto introduttivo, Giuseppe Danese ha impostato il ragionamento su un punto centrale: la musica è un linguaggio universale, ma anche una realtà produttiva concreta. Il presidente di Confindustria Brindisi ha sottolineato come l’incontro nasca dalla volontà di portare all’attenzione pubblica un settore spesso percepito in modo parziale.

Il seminario si inserisce in un percorso che Confindustria Brindisi ha avviato negli ultimi anni per dare maggiore riconoscibilità economica alla musica. Non un evento isolato, quindi, ma una tappa di un lavoro di analisi, sensibilizzazione e proposta.

Giuseppe Danese ha attribuito un ruolo decisivo ad Angelo Guarini, direttore di Confindustria Brindisi, riconoscendogli il merito di avere unito due dimensioni raramente integrate: da un lato una conoscenza diretta della musica, coltivata anche nella pratica personale; dall’altro una sensibilità associativa e imprenditoriale maturata nel rapporto quotidiano con il sistema delle imprese.

Quando si parla di musica, ha osservato Giuseppe Danese, il pensiero corre immediatamente agli artisti, alle canzoni, ai concerti, agli strumenti. Ma dietro quella dimensione visibile esiste una rete molto più ampia: aziende, tecnici, produttori, autori, scuole, negozi, artigiani, industriali, distributori, manager, professionisti della comunicazione e operatori che ogni giorno consentono alla musica di essere creata, suonata, registrata, promossa e portata al pubblico.

È qui che il tema culturale diventa economico. La musica non è solo contenuto, ma catena del valore. Non è solo creatività, ma produzione. Non è solo emozione, ma lavoro organizzato.

Angelo Guarini ha aperto il proprio intervento partendo da quella che considera una distorsione culturale ancora molto diffusa.

«La musica viene di solito associata ad hobby, passatempo, divertimento o tutt’al più ad arte e creatività. Ma la musica è anche economia, con diversi segmenti di business che producono sviluppo, generano indotto e notevoli livelli occupazionali», ha osservato.

Per il direttore di Confindustria Brindisi, il punto centrale è proprio questo scarto tra percezione e realtà. La musica è un settore economico trasversale, composto da numerosi comparti integrati:

  • produzione di strumenti musicali
  • distribuzione commerciale
  • industria discografica
  • editoria
  • live entertainment
  • piattaforme digitali
  • service audio e luci
  • formazione musicale
  • tecnologie del suono
  • comunicazione e marketing

 

Un ecosistema che produce valore in modo diffuso e che, in molti segmenti, registra tassi di crescita superiori a quelli di comparti industriali tradizionali.

Una delle parti più originali e significative dell’intervento riguarda la ricostruzione storica del settore.

Angelo Guarini ha ricordato come l’Italia, tra gli anni Sessanta e Settanta, fosse uno dei principali produttori mondiali di strumenti musicali.

Il Paese disponeva di:

  • manifattura competitiva
  • forte domanda interna
  • cultura musicale diffusa
  • reti commerciali consolidate
  • importanti capacità artigianali e industriali

 

In quella fase storica il mercato musicale italiano beneficiava della diffusione dei complessi musicali e della crescita della pratica musicale giovanile.

Dopo l’analisi strutturale sviluppata da Angelo Guarini, il seminario è entrato nel merito delle trasformazioni industriali e distributive che stanno ridefinendo il settore musicale italiano e internazionale. È in questo passaggio che gli interventi di Raffaele Volpe, presidente di Dismamusica, di Stelvio Lorenzetti, vicepresidente vicario di Dismamusica e amministratore delegato di AD Algam EKO, e di Enzo Mazza, CEO di FIMI, hanno offerto il quadro più concreto delle dinamiche economiche oggi in corso.

Il dato che emerge con maggiore chiarezza è che il mercato musicale non sta attraversando una semplice fase di crisi o di rallentamento, ma una trasformazione strutturale che coinvolge consumi, modelli distributivi, filiere produttive e modalità di relazione tra artisti, pubblico e piattaforme.

Nel suo intervento, Raffaele Volpe ha posto l’attenzione sulla necessità di consolidare la rappresentanza del comparto degli strumenti musicali e di rafforzare il dialogo con le istituzioni.

Secondo il presidente di Dismamusica, il settore ha raggiunto una maturità economica tale da richiedere strumenti più evoluti di coordinamento e analisi. Non si tratta soltanto di difendere gli interessi delle imprese associate, ma di contribuire alla costruzione di una visione industriale della musica.
Dismamusica rappresenta infatti una filiera ampia e articolata:

  • produttori
  • importatori
  • distributori
  • editori
  • artigiani
  • rivenditori
  • operatori del settore professionale

 

Una struttura complessa che riflette la natura trasversale dell’economia musicale.

Nel suo intervento, Stelvio Lorenzetti ha affrontato il tema da una prospettiva più direttamente industriale.

In qualità di amministratore delegato di AD Algam EKO, una delle principali realtà italiane del settore, ha sottolineato come il mercato degli strumenti musicali stia attraversando una fase di riconfigurazione profonda.

Secondo Stelvio Lorenzetti, le imprese non possono più basarsi su un modello distributivo tradizionale.

Occorre costruire sistemi integrati capaci di combinare:

  • vendita fisica
  • e-commerce
  • consulenza tecnica
  • assistenza specializzata
  • servizi post-vendita
  • presenza territoriale

 

La sfida non è eliminare il negozio fisico, ma ridefinirne il ruolo dentro un ecosistema sempre più digitale.

Un altro elemento centrale del ragionamento di Stelvio Lorenzetti riguarda l’export.

Secondo i dati presentati, il settore degli strumenti musicali genera circa 154 milioni di euro di esportazioni.

Per le imprese italiane, l’internazionalizzazione rappresenta una leva strategica decisiva:

  • amplia i mercati
  • riduce la dipendenza dalla domanda interna
  • valorizza il Made in Italy
  • consente economie di scala

 

In questa prospettiva, la qualità manifatturiera italiana continua a rappresentare un vantaggio competitivo importante.

Se Dismamusica ha fotografato la trasformazione del mercato degli strumenti musicali, l’intervento di Enzo Mazza, CEO di FIMI, ha descritto la rivoluzione che ha investito l’industria discografica.

Secondo i dati presentati:

  • il mercato discografico globale cresce del 6,4%
  • lo streaming cresce del 7,7%
  • il mercato italiano aumenta del 10,7%
  • lo streaming in Italia cresce del 9,6%

 

Il dato più significativo è che il 66% del mercato italiano deriva ormai dallo streaming.

La musica è diventata prevalentemente servizio digitale.

Nel ragionamento di Enzo Mazza emerge un cambio di paradigma.

Per decenni l’industria musicale ha venduto oggetti:

  • vinili
  • cassette
  • cd

 

Oggi vende accesso.

Le piattaforme di streaming hanno trasformato:

  • modalità di consumo
  • tempi di ascolto
  • relazioni con gli artisti
  • strategie distributive

 

La musica è ormai immediatamente disponibile, ubiqua e continuamente accessibile.

Dagli interventi di Raffaele Volpe, Stelvio Lorenzetti ed Enzo Mazza emerge un quadro preciso: la musica non sta vivendo una crisi terminale, ma una profonda trasformazione industriale.

Cambiano:

  • i consumi
  • i canali distributivi
  • le piattaforme
  • le relazioni tra artisti e pubblico
  • i modelli di business

 

La sfida non è arrestare il cambiamento, ma costruire strumenti capaci di governarlo.

E proprio qui si innesta il tema centrale emerso durante il seminario promosso da Università Luiss e Confindustria Brindisi: trasformare un insieme di attività frammentate in una filiera industriale riconosciuta, organizzata e strategicamente coordinata.

Una delle parti più interessanti del seminario promosso da Università Luiss e Confindustria Brindisi è stata la presentazione del report “Sanremo 2026: Analisi tra Media e Musica”, realizzato dagli studenti del Master in Management delle Imprese Creative e Culturali della Luiss Business School.

Il lavoro, illustrato durante la giornata, rappresenta un esempio concreto del modo in cui la musica venga oggi studiata non soltanto come fenomeno culturale, ma come ecosistema economico e mediatico complesso.

Il punto centrale della ricerca è che il Festival di Sanremo non può più essere interpretato soltanto come evento televisivo o competizione canora. È diventato una piattaforma industriale multiprodotto che integra:

  • televisione
  • streaming
  • social media
  • advertising
  • discografia
  • piattaforme digitali
  • engagement online
  • turismo
  • branding territoriale

 

I dati elaborati dagli studenti della Luiss Business School mostrano con chiarezza la dimensione economica del fenomeno.

Secondo il report:

  • la finale del Festival ha raggiunto circa 11 milioni di spettatori
  • lo share ha toccato il 68,8%
  • le visualizzazioni social hanno superato 1,2 miliardi
  • le interazioni online hanno raggiunto 152 milioni
  • la raccolta pubblicitaria è arrivata a circa 72 milioni di euro
  • l’impatto economico complessivo stimato supera i 300 milioni di euro

 

Il dato più significativo non riguarda soltanto i volumi, ma la natura trasversale dell’evento.

Sanremo genera contemporaneamente:

  • audience televisiva
  • traffico digitale
  • ascolti streaming
  • consumo musicale
  • engagement social
  • investimenti pubblicitari
  • ricadute turistiche

 

È un modello di convergenza tra media, industria musicale e piattaforme digitali.

Dentro questo scenario si inserisce l’intervento di Boosta, pseudonimo di Davide Dileo, co-fondatore e tastierista dei Subsonica.

Il musicista ha affrontato il tema dal punto di vista creativo, evidenziando come il lavoro artistico sia stato profondamente ridefinito dall’ambiente digitale.

Oggi l’artista non è più soltanto autore o interprete. Deve confrontarsi con:

  • piattaforme
  • algoritmi
  • dati
  • social media
  • produzione continua di contenuti

 

La musica contemporanea vive infatti dentro un ecosistema in cui la visibilità dipende sempre più dalla capacità di mantenere attenzione e relazione con il pubblico.

Nel corso della giornata è stato trasmesso anche il video-saluto di Mogol, figura simbolica della canzone italiana.

Il suo intervento ha rappresentato un collegamento ideale tra tradizione autoriale e trasformazioni contemporanee del mercato musicale.

La presenza di Mogol ha ricordato come l’industria musicale italiana continui a fondarsi anche su una forte tradizione culturale e narrativa, elemento che ancora oggi distingue la produzione italiana nei mercati internazionali.

Da tutto il confronto emerge una conclusione molto precisa: la musica italiana ha ormai dimensioni economiche tali da richiedere una vera politica industriale.

Secondo quanto emerso dagli interventi di:

  • Giuseppe Danese
  • Angelo Guarini
  • Raffaele Volpe
  • Stelvio Lorenzetti
  • Enzo Mazza

 

il settore necessita di:

  • coordinamento strategico
  • sostegno alla musica live
  • incentivi alla pratica musicale
  • supporto all’export
  • investimenti in formazione
  • politiche fiscali dedicate
  • tutela del retail musicale
  • sostegno all’innovazione

 

Non più interventi episodici, ma una visione strutturale.

Il seminario organizzato da Università Luiss e Confindustria Brindisi restituisce dunque un’immagine molto diversa da quella tradizionale.

La musica non è soltanto:

  • intrattenimento
  • spettacolo
  • contenuto culturale

 

è:

  • industria
  • manifattura
  • export
  • innovazione
  • piattaforma digitale
  • occupazione
  • tecnologia
  • formazione
  • branding territoriale

 

Ed è proprio questa complessità a rendere sempre più evidente la necessità di superare definitivamente la storica separazione tra cultura ed economia.

Perché, come emerso con forza nel confronto romano, il futuro della musica dipenderà sempre meno dalla semplice produzione artistica e sempre più dalla capacità di costruire filiere industriali solide, integrate e competitive dentro un mercato globale dominato da piattaforme, dati e attenzione.

Trovate il resoconto completo nell'ottimo articolo di UnoGenio (https://www.unogenio.it/economia-della-musica-filiera-industriale-e-strategie/)

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